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Riflessioni di un consulente di orientamento

Oggi incontro per la prima volta Mauro, manager con esperienza consolidata, si è rivolto a me per essere supportato nel suo percorso in uscita dall’azienda in cui lavora da diversi anni. Si è incrinato il rapporto di fiducia tra lui e la direzione e le relazioni interne non sono più distese da tempo. Il suo lavoro gli sta decisamente stretto anche se ha tutte le capacità richieste dal ruolo. Ritiene quindi sia giunto il momento di verificare se esiste per lui la concreta possibilità di individuare un nuovo lavoro.
Le sue domande sono: “Quanto è difficile questo passaggio! So cosa lascio, non so cosa trovo” mi racconta…” “ho troppo emozioni contrastanti e mi sento il caos attaccato addosso”

Diego è un neo-diplomato e si presenta dicendo subito che vorrebbe tanto capire “come realizzare un progetto a cui tiene!” Ha capito che gli piacerebbe tanto lavorare nell’ambito del Gaming e programmazione di app; pensa che un lavoro di questo tipo potrebbe dargli grande soddisfazione, specie se ben retribuito e vicino casa, lo immagina adatto a fargli esprimere tutta la sua creatività e il pizzico di genialità che si riconosce!
Mi chiede: “Come posso aprirmi questa strada? Che competenze devo acquisire, in che modo? Come faccio a farmi conoscere e a farmi scegliere per questo lavoro se non ho esperienza nel settore? “

Rossella mi racconta di aver coronato il suo sogno d’amore! Si è trasferita qui da qualche anno da una regione del Nord Italia raggiungendo suo marito e si è inserita con una certa facilità in una realtà in crescita del territorio che per qualche tempo l’ha coinvolta in progetti e ruoli con responsabilità via via crescenti; pur trovandosi bene oggi si trova a fare un piccolo bilancio della sua posizione attuale e a realizzare che fa molte cose senza una effettiva specializzazione in nessuna di esse e senza allettanti prospettive di crescita! Le piacerebbe invece inserirsi in una realtà più grande e strutturata in cui possa avere un ruolo ben indirizzato e concrete possibilità di carriera. Ma è passato un po’ di tempo dalla sua ultima ricerca di lavoro, ora ci sono i social, i colloqui via Skype, i linguaggi sono cambiati e sono tutti da comprendere..
Condivide subito i suoi dubbi: “Saro’ in grado di muovermi in un mondo così diverso?” 

Arianna inizia l’incontro parlandomi della sua grande soddisfazione per essere riuscita ad ultimare gli esami perfettamente in corso e a conseguire la Laurea Triennale in Neuroscienze! Che grande fascino hanno per lei le Neuroscienze!!
Ora il suo grande dubbio è se proseguire con la magistrale o iscriversi ad un corso specialistico non universitario che a suo avviso potrebbe darle un posizionamento ben preciso e in tempi brevi all’interno del mercato del lavoro.
Mi dice con aria preoccupata “Vorrei avere la bacchetta magica per sapere sin d’ora qual è la cosa giusta per me…”

Carlo ha 21 anni, si siede davanti a me e mi dice subito che ha chiesto un incontro perché qualcuno gli aveva spiegato che solo un consulente gli avrebbe detto esattamente “che cosa fare da grande” e soprattutto a quale corso iscriversi!

Che delusione nei suoi occhi sentirmi dire che le scelte le avrebbe comunque fatte lui! Fa domande a raffica “Ma come è possibile che io ce la faccia? per conto mio mi infilo in una serie di ragionamenti tutti ingarbugliati che poi mi portano a non muovere un dito”…”Ho troppa paura di sbagliare!….non ho ancora capito che tipo di lavoro mi possa piacere davvero!….e che tipo di formazione mi servirebbe…aiuto!!
Differenti personalità, esperienze, età, esigenze, preoccupazioni…eppure tutte accumunate dalla stessa specifica “spinta”: cambiare per stare meglio, mettersi in gioco per transitare verso un risultato importante per se stessi.

La consulenza di orientamento parte da situazioni emotive di questo tipo. E su questa dimensione si avvia e si dipana un percorso che deve rispondere ad esigenze ben specifiche, ad esempio: 

  • come inserirsi nel mercato del lavoro
  • come scegliere un percorso formativo
  • come cambiare lavoro
  • come cambiare un ruolo lavorativo

Il vissuto delle situazioni descritte può ricondursi tecnicamente a quello che nel Coaching Evolutivo (cit. Rossi, Panniti) viene definita “crisi di autogoverno” ovvero uno stato di “disorientamento” provato dalla persona rispetto a scelte ritenute fondamentali per il loro momento di vita.

La sensazione che viene spesso condivisa con me è che a qualche livello mancano informazioni o conoscenze, o competenze; oppure si devono maturare atteggiamenti nuovi che non sono del tutto chiari. Oppure c’è timore di correre dei “rischi” che non si ritiene di aver ben ponderato, fino alla paura di non farcela.

Le domande dei clienti arrivano a me come bisogno di acquisire “leggerezza”, una visione “ampia” delle questioni, uno “sguardo nel lungo periodo”.
Io metto a loro disposizione le mie competenze pluriennali da consulente, counselor o coach: la differenza degli approcci dipende dall’obiettivo e dal livello di approfondimento emotivo che richiede la persona, per lo più si tratta di utilizzare un mix di questi strumenti con ampia flessibilità! Il percorso viene impostato con un taglio di carattere informativo e formativo e la conduzione dello stesso si basa sull’alternanza di modalità sia direttive, sia di supervisione, sia di piena delega rispetto alle azioni che intende mettere in campo la persona.

La prima condizione che deve soddisfare un buon percorso è che si deve necessariamente instaurare un forte sodalizio tra cliente e consulente: è solo all’interno di una relazione di fiducia, rispettosa, non giudicante, armonizzata da strumenti di ascolto, accettazione positiva condizionata ed empatia che si crea la dimensione di esplorazione ideale a costruire progetti ambiziosi e desiderati o tutti da scoprire!  

All’interno di questa cornice relazionale, si snoda la parte consistente dell’attività: un programma di incontri settimanali basati sul colloquio con il cliente, volti a fornire un metodo e gli strumenti per dare vita ad un progetto a tappe caratterizzato da tempi, scadenze, bilanci, home-work, ricerche e tanta determinazione.

Si parte prima di tutto con le domande: consentono al cliente di esplorare, aprire, spaziare in modo libero, spontaneo e sentito e definire chiaramente l’obiettivo che si prefigge.

“Cosa ti porta qui?”
“Cosa ti serve per raggiungere il tuo obiettivo?”
“Che tipo di aiuto ti aspetti da me in qualità di tuo consulente?”

Solo definendo con estrema esattezza l’obiettivo, il cliente può imboccare la strada giusta nel delicato passaggio che si appresta a fare della sua vita formativa o lavorativa.  

In questa fase le persone condividono con me pezzi preziosi di loro storie! A volte di fragilità, a volte di energia, a volte con ritrosia o con orgoglio. Spetta a me raccogliere queste testimonianze con rispetto e non giudizio e farle diventare elementi su cui costruire le nuove strategie per innescare il cambiamento voluto. 
Un’altra fase molto importante è quella dell’analisi e rivisitazione del CV che per un motivo o l’altro al cliente non piace mai!: o è vecchiotto, o in formato poco attuale, o troppo scarno o troppo pieno o non capace di valorizzare ciò che si è e si vuole diventare. Lavorare al proprio curriculum dà tante opportunità anche a chi è alla prima esperienza, consente di rivolgere lo sguardo a stessi ed apprendere come raccontarsi e come dare valore alle esperienze fatte e a quelle che si intende perseguire. 

Per ogni singola esperienza di lavoro, scolastica, personale, di vita, si rintracciano fili sottili che conducono ad una o più competenze che spesso si rivelano come tasselli di un puzzle a colori. Riconoscere le competenze sia hard che soft rappresenta l’intelaiatura della presa di decisione rispetto a scelte formative e professionali.

Il percorso si concretizza in modo sostanziale quando si passa alla fase del vero e proprio accompagnamento nella ricerca attiva di un lavoro in cui si individuano i canali di ricerca e si propongono simulazioni di colloquio.
A seconda del tipo di progetto, quando la persona ha definito una scelta professionale o quando ha acquisito gli strumenti per muoversi autonomamente nella ricerca del lavoro il percorso giunge al termine. Effettuo un monitoraggio dopo circa due e tre mesi soprattutto per verificare gli esiti della ricerca attiva messa in atto dal cliente in autonomia.

Nell’ultimo incontro la mia premura è quella di dedicare sempre uno spazio finale alla raccolta dei feed-back individuali. Metodologicamente è un pezzo di processo che agevola la chiusura e il distacco dall’esperienza.
Mi fa piacere raccogliere commenti positivi e costruttivi, notare atteggiamenti entusiasti e livelli di energia elevati, percepire la soddisfazione del cliente!
Allo stesso tempo anche la restituzione di ciò che poteva essere migliorato, è un’informazione preziosissima per non perdere di vista l’efficacia del percorso e non cadere nella trappola dell’autoreferenzialità. 

Oltre ad assaporare ciò che la fine di un percorso rappresenta e veicola, saluto sempre il mio cliente concordando i successivi incontri di follow-up.
In questa fase conclusiva in modo giocoso mi piace vestire il ruolo di un maestro Jedi (“in erba”) che parla al suo allievo: “Fare o non fare, non c’è provare!” Insegnava Yoda al valoroso allievo Luke Skywalker in Star Wars.
Sono assolutamente convinta che un percorso di orientamento rappresenti una vera e propria palestra di allenamento di strategie e progetti e una concreta possibilità di messa a punto di tanti strumenti e metodi efficacissimi. Quello che mi auguro sempre è che il cliente in piena autonomia ed entusiasmo si giochi la sua partita fino in fondo!
Ho notato che in questo caso i risultati possono essere davvero sorprendenti.
Provare per credere!  

Alessandra Fraticelli

Laureata in Economia Politica, con indirizzo storico-sociologico, muovo i miei primi passi professionali in una multinazionale del lavoro temporaneo che mi permette di avvicinarmi e acquisire esperienza nella selezione e formazione del personale. Nel tempo intuisco che è nella formazione e negli aspetti di sviluppo personale che si radica la mia motivazione professionale. Intraprendo il mio percorso come free-lance diventando prima Counselor e successivamente Coach, lavorando come consulente per le risorse umane, trainer e facilitatore per gruppi ed individui, con focus particolare sullo sviluppo delle Soft Skills 

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